LO STRESS E IL LAVORO-DIPENDENZA
LO STRESS
Dietro la scrivania o in fabbrica, il nemico della salute dei lavoratori è uno solo e si chiama stress. Un disturbo emergente: ne soffre il 27% dei lavoratori italiani. Dovuto al boom del precariato, l'aumento dei dipendenti anziani e gli alti carichi di lavoro. Questo genera tensione emotiva, che a sua volta può essere causa di patologie psichiche o organiche, anche molto gravi, che possono portare a situazioni drammatiche come i 25 suicidi in 18 mesi a France Telecom due anni fa.
Oggi il lavoro ha portato ad aumentare il peso dell’identità lavorativa sull’identità personale e ciò ha portato, negli ultimi anni, a dedicare al lavoro sempre più tempo, generando ricadute negative sulla vita psico-sociale e sulla salute fisica. Il malessere sociale che nasce dall’eccessivo tempo riservato al lavoro è stato descritto, da “sindrome da stress lavorativo ”, ma soprattutto di “lavoro-dipendenza ”.
La dipendenza dal lavoro oggi è ancora un fenomeno sottovalutato e viene diagnosticata solo quando è associata ad altre problematiche psichiche o fisiche, magari in seguito ad infarti o ad altre gravi malattie, per le quali viene prescritto un assoluto riposo lavorativo. Ma i dipendenti dal lavoro sono attratti dalla loro attività anche in casa o in vacanza e difficilmente riescono ad ammettere di aver un problema che va affrontato seriamente per ridimensionare il loro rapporto con il lavoro.
Affrontare questo problema significherebbe ridurre i tempi e gli spazi da dedicare alla vita lavorativa, riscoprendo altre attività, spesso meno remunerative. Io propongo, invece, un'attività di nuova generazione che non va ad intaccare il lavoro che normalmente si svolge e al contempo migliorare la nostra condizione economica. Volendo, qualcuno potrebbe anche ridurre l'orario di lavoro ordinario, ma è una scelta personale. Sembra strana come novità, ma è la novità che fa cambiare le cose attuali che non vanno!!
Il lavoro costituisce uno strumento essenziale sia per integrarsi socialmente che per raggiungere l’indipendenza economica. Ciò ha comunque condotto alla “dipendenza dal lavoro”, inizialmente per il sesso maschile, ma oggi comincia ad estendersi anche a quello femminile. In particolare si verifica in quelle persone che hanno la capacità di rinunciare ad un piacere attuale in prospettiva di una ricompensa futura.
Un piacere diretto potrebbe far scaturire la "dipendenza" potrebbe essere la passione per l’attività stessa, come per esempio nei professionisti. Un piacere indiretto che può trasformare anche un’attività che non è gratificante in un’abitudine stabile che può avere effetti, sia sulla vita di chi la perpetua che di chi gli sta intorno. Ad esempio lo straordinario per motivi economici.
Comunque, le principali motivazioni che possono alimentare, il “lavoro no stop” sono le seguenti: lavoratore competitivo e orientato al potere, lavoratore iperambizioso e orientato al successo, lavoratore che si sente solo e orientato a stare insieme agli altri lavoratori, lavoratore che fugge dal sociale.
Da una ricerca si è evinto che addirittura, al fine di costruirsi un'identità personale, si è giunti a parlare di lavoro-dipendenti insicuri (con genitori propensi a lodare unicamente i profitti legati allo studio o al lavoro o in seguito a grandi successi) per garantirsi almeno un'autostima decente. Esiste la tipologia del lavoratore colpevolizzato che esterna le sue necessità di auto-punirsi attraverso una tendenza a lasciarsi sovraccaricare da “dosi massicce” di lavoro.