PROBLEMI CONNESSI AL LAVORO-DIPENDENZA CRONICA

15.08.2010 23:52

    Le conseguenze dell'eccesso di lavoro

    Anche nel caso della “work addiction”, esistono indicatori qualitativi, oltre che quantitativi, a cui fare riferimento per riconoscere il problema e differenziarlo da un periodo transitorio, nonché per individuare una fase acuta o una situazione cronica.

     

     
    • Accentuata compulsione lavorativa, con “crisi di lavoro notturno o ininterrotto per giorni”.

    • Problemi relazionali cronici con colleghi, superiori o dipendenti.

    • Polidipendenza, che può essere caratterizzata dall’uso di farmaci stimolanti, di eccessive dosi di caffè per ridurre le ore di sonno, al fine di destinarne un maggior numero al lavoro o ancora dall’uso di alcool o altre sostanze anche illegali (frequente nella dipendenza dal successo).

    • Sindrome da Stress Lavorativo che può degenerare in disturbi psicologici e fisici più gravi (depressione, ansia, alcoolismo, disturbi cardiaci)

    • Burnout o Sindrome dell’Esaurimento Emotivo (soprattutto nelle dipendenze da professioni sociali).

    • Problemi familiari, legati a mancanza di comunicazione, ad atteggiamenti autoritari e ad un mancato ascolto delle continue richieste di essere maggiormente presente. Tali problemi dopo anni di lavoro-dipendenza possono essere anche una delle cause che conducono a separazioni e divorzi.

    • Isolamento sociale

     

  • La presenza di periodi nella vita in cui è necessario riservare maggiore spazio all’attività lavorativa non deve far pensare ad una dipendenza lavorativa, così come il semplice piacere nell’esercizio del proprio lavoro o l’ambizione al successo non sono da considerare, se presenti da soli, sintomi di questa problematica. Ciò che consente di parlare di dipendenza lavorativa è l’esclusività del lavoro, oltre che nella vita reale, soprattutto in quella mentale di una persona.

  • Ciò che contraddistingue psicologicamente un “workaholic” è la mancanza di volontà nel trovare momenti di stacco , la mancanza di segni di sofferenza nel sacrificio al lavoro e la conseguente presenza di un’idea del “vivere per lavorare” che, per una o più ragioni, ha sostituito quella del “lavorare per vivere”, ovvero del “fare anche altre attività oltre che lavorare”.

  • Nella dipendenza dal lavoro quello che manca è anche il semplice desiderio di fare qualcosa che per il momento non è possibile fare a causa degli impegni lavorativi.

  • Progressione della sindrome

  • I comportamenti descritti come sintomi acuti e cronici della “work addiction” consentono, a questo punto, di tracciare un quadro della progressione tipica del fenomeno.

  • Inizialmente, infatti, la dipendenza dall’attività lavorativa si instaura come un’abitudine all’eccesso di ore dedicate a lavorare. Nella seconda fase sintomatica, generalmente, si cominciano ad evidenziare spesso segni di burnout o della cosiddetta “sindrome da stress lavorativo”, un quadro clinico che può comportare diversi sintomi psichici o fisici, come ansia, vuoti di memoria, astenia, disturbi digestivi, cefalea, disturbi cardiaci, squilibri alimentari e altri ancora. Ma il lavoro-dipendente può continuare a non ascoltare i primi segni di disagio, attribuendoli a problemi fisici o a presunte predisposizioni ereditarie. Il quadro clinico può peggiorare fino all’infarto e all’instaurarsi di problemi di salute seri e cronici.

 

A questo proposito, in Giappone, è stato osservato un fenomeno medico definito “Karoshi”, che è stato collegato allo stress da lavoro; si tratta della tendenza di numerose persone, sottoposte a condizioni lavorative eccessive o nocive, a sviluppare patologie cerebrovascolari o cardiache gravi; alcune di esse sono decedute anche in modo inaspettato per problematiche di ischemiche o infartuarie.

La medicina giapponese ha riconosciuto nell’eccesso di lavoro la causa fondamentale dello stress che ha generato o aggravato le patologie in questione.

La mancanza delle ore di sonno necessarie per il benessere psicofisico sembra un fattore strettamente connesso all’eccesso lavorativo, che innesca profonde modificazioni nella chimica cerebrale e nel funzionamento della regolazione neurologica di tutte le funzioni vitali, un fattore che dovrebbe fare riflettere sull’assunzione di farmaci o altre sostanze volte a diminuire il sano bisogno di dormire, pur di terminare il proprio lavoro.